Sempre dalla stessa parte: quella dei diritti, dei valori e della Costituzione antifascista.

I lavoratori e le lavoratrici di scuola, università ricerca e Afam sono chiamati al voto per le rappresentanze sindacali unitarie. Il rinnovo delle Rsu 2025, oltre ad essere un’occasione importante per riaffermare l’importanza della rappresentanza sindacale e della partecipazione, assume significati più profondi e una valenza rilevante sul versante confederale.

In primo luogo vogliamo riaffermare un modello sindacale che ha salde radici nei luoghi di lavoro e che, attraverso il contributo dei delegati e delle delegate, definisce le scelte a livello territoriale e nazionale: questo tratto in contrapposizione con chi pensa che alla rappresentanza si debba sostituire la delega.

In particolare nei settori pubblici abbiamo necessità di contrastare l’invasività normativa che riduce gli spazi di contrattazione, e di rafforzare la contrattazione nei luoghi di lavoro così come la contrattazione nazionale quale strumento più efficace per difendere le persone, garantire loro diritti, tutelare il salario, contrastare gli abusi, gli arbitri e le iniquità.

In un contesto sociale dove prevale l’individualismo, che significa isolamento e tensione al corporativismo sul versante sindacale, siamo convinti – anzi siamo ancora più convinti – che la strada da percorrere sia esattamente opposta: quella del sindacato confederale, della battaglia collettiva per i diritti e della rappresentanza sociale. Le spinte corporative e individualistiche condannano i lavoratori alla debolezza, alla solitudine e alla marginalizzazione, solo l’azione collettiva è in grado di coniugare l’interesse generale con la tutela dell’interesse individuale e quindi rendere più forti le istanze e le richieste.

Soprattutto in questa fase storica, politica e sociale, le elezioni nei settori della conoscenza si caricano di una rilevanza senza precedenti: i luoghi del sapere, dove la precarietà è sempre più diffusa, sono sotto attacco a partire dai diritti e dalle tutele nel lavoro, dalle condizioni salariali. La stessa idea costituzionale di scuola, università ricerca e alta formazione viene messa in discussione con tagli alle risorse, tentativi di privatizzazione e di frammentazione attraverso l’autonomia differenziata. Le stesse professionalità vengono mortificate, soprattutto nella scuola, con l’imposizione di modelli gerarchici e l’aumento di procedure burocratiche.

Crediamo che occorra difendere strenuamente il sistema pubblico della conoscenza, presidio fondamentale in una società aperta, inclusiva e democratica, perché così si garantisce emancipazione sociale e contrasto alle diseguaglianze, sviluppo sostenibile. Così come dobbiamo difendere diritti e libertà costituzionali quali il diritto all’istruzione, la libertà di ricerca e la libertà di insegnamento.

Il valore di chi lavora nella scuola, università, ricerca e Afam sta prioritariamente nel costruire ogni giorno un pezzo di futuro del nostro Paese: dobbiamo rivendicarlo con forza, tutti e tutte insieme. Solo così riusciremo a difendere il valore del nostro lavoro, i diritti costituzionali che preserviamo, la cultura e la scienza e le prospettive dei ragazzi e delle ragazze, dei bambini e delle bambine che ogni giorno educhiamo e curiamo.

Con questo spirito e convinzione stiamo promuovendo, nelle centinaia di assemblee e di iniziative pubbliche della nostra campagna elettorale, i referendum sul lavoro e sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno. Si tratta infatti della stessa battaglia: per la dignità nel lavoro e per la difesa e la conquista dei diritti.

Oggi più che mai occorre battersi con tutti gli strumenti democratici per affermare un modello di società diverso, dove il lavoro non sia mercificato e le infrastrutture di cittadinanza come la scuola o la sanità, valorizzate e difese.

Sempre quindi dalla stessa parte, la parte dei diritti e dei valori e della Costituzione antifascista.