
Non ha mai smesso di disobbedire Luca Casarini. Ora lo sta facendo in mare aperto, salvando donne e uomini colpevoli solo di essere nati nella parte sbagliata del pianeta, quella dove si muore per le carestie, per le guerre ad alta e bassa intensità, per la miseria.
Vi accusano di favorire l’immigrazione clandestina, di essere trafficanti di uomini. Il sottosegretario Mantovano, ascoltato dal Copasir, avrebbe confermato che i servizi segreti hanno messo sotto intercettazione diversi esponenti della Ong Mediterranea Saving Humans, con il consenso del governo e della Procura generale di Roma. Non è gravissimo? Che sta succedendo?
“A febbraio scafisti libici hanno sparato con i kalashnikov alla guardia costiera, così come avevano fatto contro di noi. La ‘clandestinizzazione’ dei migranti agevola l’attività di gruppi terroristici, trafficanti, di chi fa affari sulla pelle dei migranti e in Libia acquista sempre più potere. Diamo noia, siamo scomodi perché oltre a prestare soccorso in mare denunciamo reati contro i diritti umani, torture, giri di affari illeciti che conosciamo attraverso le testimonianze di chi salviamo. Il caso Paragon dà l’idea di quali siano gli interessi in gioco. Spionaggi, intercettazioni nei confronti di attivisti, politici, autorizzati dalla magistratura, ci sono sempre stati. Questo però è un livello diverso, stiamo parlando di servizi segreti, sicurezza nazionale, antiterrorismo, attività preventive. Per questo governo un criminale del calibro del capo milizia libico Najeem Osema Almasri Habish, fatto fuggire dall’arresto e riportato a casa con un volo di Stato, è una risorsa nazionale. Chi invece si adopera per salvare vite in mare viene spiato, perché è un pericolo per la sicurezza”.
A guardarla tutta non è solo il governo Meloni che vi ha messo nel mirino. La Commissione europea di Ursula von der Leyen e i governi che la sostengono hanno la stessa strategia di chiusura nei confronti dei migranti. Tanto da pagare i carcerieri e torturatori libici e la Turchia del sultano Erdogan, pur di non vederli arrivare sulle coste continentali.
“Nel 2024 l’Italia ha incrementato l’esportazione di armi del 138%. Pensavo che la causa fosse la guerra in Ucraina. Non è così, mandiamo tutto in Medio Oriente. Inondiamo anche l’Africa di armi, per poi stupirci se le persone scappano dalle guerre. Vorremmo costringerli a restare lì, sotto le bombe. Si parla in astratto di difesa, di resistenza all’oppressore, all’invasore. Invece la crescita a dismisura del business che ruota attorno all’industria militare è molto concreta. Potremmo paragonare questo periodo a quello del Covid, con le grandi case farmaceutiche che vendevano vaccini a caro prezzo. L’Italia è rapidamente diventata il sesto paese al mondo nella produzione ed esportazione di armi. La riconversione delle fabbriche a uso militare è quindi un obiettivo di mercato. Non è certo un obiettivo delle persone comuni, che vorrebbero vivere in un mondo che non produce armi e strumenti di distruzione di massa”.
Dalle contestazioni al G8 di Genova in tuta bianca ne è passata di acqua sotto i ponti. Eppure sei sempre sulle, pur metaforiche, barricate. ‘Disobbedisco, diserto, amo’, come c’era scritto sulla maglietta dei giovani comunisti alla fine del secolo scorso?
“Certo. Sempre. La mia prima missione con Mediterranea è stata il 3 ottobre 2018, la ricordo benissimo. Eravamo in piena propaganda salviniana, nel periodo dei porti chiusi, più migranti muoiono meglio è. Siamo stati spinti da un moto di indignazione. I tedeschi, gli spagnoli si erano attrezzati per soccorrere in mare, non potevamo non avere anche noi una nave per prestare aiuto. In quei giorni ho fatto un incubo spaventoso, c’erano i miei figli che annegavano. Il senso di impotenza era devastante, così abbiamo deciso di agire e nell’arco di pochi mesi siamo riusciti a metterci in mare. Non sapevo niente di vita marinara né dell’attività che saremmo andati a fare, ho imparato sul campo. C’è molto di Genova dentro la nave di Mediterranea, del cammino fatto con gli zapatisti, delle altre esperienze che ho fatto. Non credo ci sia un modo migliore per proseguire la mia storia personale che aiutare le persone a sopravvivere, a non finire annegate”.
Le migrazioni ci sono sempre state nella storia dell’umanità…
“Oggi sono un fenomeno strutturale, amplificato dalle guerre, dalle crisi climatiche, da una miseria dilagante. Siamo tutti meticci, da qualche anno vivo in Sicilia, e qui tocchi con mano l’influenza normanna sull’isola, per non parlare delle migrazioni precedenti, quella araba in primis. Eppure si sta diffondendo un assurdo, folle, nuovo arianesimo che vorrebbe trasformarci in una specie in purezza. Una dinamica assurda storicamente, eticamente, anche sotto il profilo biologico. L’Italia deve fare i conti con i salari più bassi del G20, ma c’è anche chi vive in capanne che è costretto a lasciare se una multinazionale scopre che nel suo paese c’è il litio, ci sono i diamanti, c’è il petrolio. Una emigrazione forzata, stimata dall’Onu attorno ai 140 milioni di esseri umani”.
Ci siamo dimenticati di quando eravamo noi gli emigrati in Belgio, in Germania, in Sud America, non ti pare?
“I nostri nonni sono usciti da una tragedia inenarrabile che è stata la seconda guerra mondiale. Fu in quegli anni che in Europa si affermò il principio del welfare per aiutare tutti a stare un po’ meglio. Ci sono voluti decenni. Ed è stato un bene, perché ha permesso di ridurre un minimo le disuguaglianze. Non è stata una passeggiata di salute, c’è stato bisogno del conflitto sociale, che è un fattore importante nelle democrazie. In questo nuovo secolo però è stata propagandata, ed ha iniziato ad affermarsi, una diversa visione delle cose, quella per cui ‘non tutti potranno farcela’. Insomma, c’è chi sostiene che siamo troppi, che c’è una ‘umanità in eccesso’, sacrificabile. In questo contesto nascono anche le guerre, e pazienza se milioni di persone vengono uccise. Nel mondo neoliberista è il mercato a dettare le regole, così si moltiplicano le armi e si sopprimono gli esseri umani. I ricchi e potenti utilizzano anche la guerra per governare il mondo, uno stato permanente di guerra che passa sopra le nostre teste. Lo insegnano all’università che il diritto internazionale si basa sulla forza, ma che è stato creato un sistema di regole per cui certe porcherie vanno condannate. Il problema è che ci sono Stati che non accettano questi contrappesi. Così la Corte penale internazionale viene considerata un intralcio, al pari di alcuni principi costituzionali sanciti dopo l’ecatombe del secondo conflitto mondiale. Il nuovo ordine planetario propaganda il darwinismo sociale, che salverà solo i migliori. Gli altri vanno deportati, espulsi, relegati in luoghi inospitali dove quasi sicuramente finiranno per morire”.
Nel Vecchio Continente, ma anche negli Usa di Donald Trump, si pensa di risolvere ‘il problema’ costruendo muri come al confine con il Messico, oppure erigendo barriere come fa la Fortezza Europa.
“Le politiche sull’immigrazione sono improntate al respingimento. Un respingimento dei poveri. Eppure il nostro sistema produttivo senza i migranti si troverebbe in gravissima difficoltà. Così vogliamo braccia, non donne e uomini con le loro vite, i loro bisogni, i loro sogni di un’esistenza migliore. Non è una novità, tanti nostri connazionali che migravano all’estero si trovavano di fronte a un ambiente ostile, se ne andavano perché avevano bisogno di lavorare, e a casa loro il lavoro non c’era. Anche in quel caso i paesi più ricchi d’Europa chiedevano braccia, non persone. I processi di integrazione sono stati lunghi e durissimi, ma alla fine hanno funzionato. Perché le braccia sono sempre attaccate a un corpo, a un essere vivente che ha la sua dignità e i sui diritti. Uomini e donne, non schiavi. Chi arriva da noi dopo aver affrontato terribili pericoli rischiando la vita quasi ogni giorno, lo fa per sfidare un destino che li era stato cucito addosso. I nostri autocrati temono proprio questa umanità che si accalca alle frontiere, dopo aver sopportato violenze di ogni genere, sopravvivendo ai lager libici finanziati dalla ricca Europa. Hanno comunque bisogno di forza lavoro e allora si inventano l’immigrazione regolare, quella destinata a lavorare nei campi per un pugno di euro, quella che deve fare i lavori che nessun italiano vuol più fare, stare nelle concerie, nelle aziende di smaltimento dei rifiuti, sui cantieri. L’attuale legge italiana sulla cittadinanza è il manifesto di questo stato di cose. Anche se nascono qui non sono ancora cittadini, devono stare ancora sotto”.
Mediterranea Saving Humans ha salvato migliaia di persone e continua a farlo, andando in direzione ostinata e contraria…
“Noi conosciamo i migranti. Quando facciamo i salvataggi in mare ci parliamo, ascoltiamo i loro sogni, la loro gioia, la loro rabbia, sentiamo la loro sofferenza perché vogliamo restare umani. Nel mondo del post umano siamo un’anomalia. Per questo ci spiano, ci boicottano, cercano di eliminarci. Ma non ce la fanno e noi andiamo avanti. Quelli che comandano hanno in testa la guerra, fanno la guerra a tutto, ai poveri, alle Ong, ai nemici, alla pace, a qualsiasi cosa. Fanno la guerra ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Ragionano con la logica della guerra. Una logica che non è la nostra. La nostra non è una lotta contro di loro, è una lotta per la vita delle persone. Loro vorrebbero che noi stessimo nella nostra casellina di antagonismo, di rabbiosa opposizione. Ma per noi la migliore opposizione è difendere una vita, far sì che una persona viva. La migliore forma di lotta che ho imparato a conoscere è proprio quella di andare in mare e abbracciare un fratello o una sorella che vive invece di morire. Questa è una cosa che non possono tollerare, perché ci vorrebbero arruolati nella guerra, anche solo come nemici, ma comunque arruolati nella logica di guerra. Noi siamo disertori”.