Gli osservatori dell’Onu ritengono lesi il diritto alla libertà e il divieto di detenzioni arbitrarie, quello alla libertà di movimento e a un processo equo, il diritto alla privacy e alla libertà di espressione e di opinione, la libertà di riunione e quella di associazione. Mentre Sergio Mattarella ha chiesto modifiche ad alcune norme a rischio di incostituzionalità, relative alle madri detenute e al divieto di vendita delle Sim per i migranti. Insomma non si fermano le critiche al ddl “Sicurezza”, depositato a Montecitorio nel gennaio del 2024 dai ministri Nordio, Piantedosi e Crosetto, con l’obiettivo di approvare il disegno di legge entro pochi mesi.
Anche l’Osce e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa hanno puntato l’indice contro un testo contestato da giuristi, attivisti e osservatori internazionali, giudicato lesivo della libertà di manifestare e volto a reprimere le forme di vita e i diritti dei più poveri. Una opposizione che ha portato alla nascita della rete nazionale “No ddl sicurezza – A Pieno regime”, che nel dicembre scorso ha portato in piazza 100mila persone per protestare, considerando il provvedimento né più né meno che una pericolosissima “svolta autoritaria”. Con articoli come il 31, che permette alle agenzie di intelligence italiane (Dis, Aise e Aisi) di stipulare anche con le università e gli enti di ricerca “convenzioni” che prevedano l’accesso ai dati personali. Un passaggio che per l’opposizione parlamentare (M5S, Avs, Pd e Italia Viva) va stralciato perché apre alla schedatura di massa, attaccando diritti fondamentali.
Lo slittamento dei tempi per l’approvazione ha scombinato i piani del governo Meloni, perché pochi giorni fa la Ragioneria generale dello Stato ha sottolineato uno svarione, e cioè che in sei articoli diversi del testo mancano le coperture finanziarie, che erano state previste fino al 2024. Dunque c’è ancora tempo per continuare a protestare contro una legge liberticida.