
Cinquant’anni fa ad Helsinki, in piena guerra fredda e con l’Europa divisa dal muro di Berlino, praticamente tutti gli Stati europei, delle due parti della cortina di ferro, con la partecipazione di Usa e Urss e la Cina come invitata, diedero vita ad una straordinaria conferenza per la Pace, la sicurezza comune, il disarmo e i diritti. Preparata da un lavoro diplomatico, rappresentò un momento fondamentale nella distensione e produsse atti significativi su tutto lo spettro delle questioni affrontate. Cioè non una constatazione della divisione ma una azione attiva per agire, appunto, pace, sicurezza e diritti intesi come interessi comuni.
I cinquant’anni da questo evento storico arrivano in piena corsa al riarmo, con i potenti a spartirsi e minacciarsi e l’Unione europea ormai fuori dalla propria ragione storica, la Pace e il modello sociale e democratico, impelagata in una sorta di super nazionalismo che fa da cornice ai nazionalismi che si riarmano, a partire dalla Germania.
Mentre la cosiddetta difesa europea, senza una Costituzione europea, sarebbe appannaggio dei dominanti, e non certo dunque fondata sul ripudio della guerra come recita la nostra Costituzione.
Per questo l’appello promosso da Fondazioni Di Vittorio e Basso, dal Crs e dai costituzionalisti per la democrazia, e sostenuto anche dalla mia associazione, Transform, per realizzare un appuntamento per i cinquant’anni da Helsinki, è molto importante (https://www.fondazionedivittorio.it/sites/default/files/articles-attachments/2025-02/PER%20UNA%20INIZIATIVA%20DI%20PACE%20-%2024%20febbraio%202025.pdf.) Peraltro in una fase in cui premono scelte molto pesanti, e invece che un serio dibattito democratico viviamo di confronti spettacolarizzati e in gran parte mistificati.
Il progetto di ReArm è stato messo in campo. Propone una collocazione bellicista della Unione europea che è l’esatto contrario di quanto viene dal percorso di Helsinki. Non una Europa soggetto di attività diplomatica ma una Ue riarmata come potenza tra le potenze.
In realtà poi la dinamica concreta è la stessa che fu seguita con l’euro inserito dentro Maastricht e l’ordoliberalismo e il monetarismo tedesco. Di fatto si sostiene il riarmo tedesco perché, come dice il nuovo cancelliere Merz, la Germania è tornata e difenderà l’Europa. D’altronde la Germania ha realizzato in pochissimi giorni, e addirittura con il Parlamento già decaduto, un epocale cambiamento alla propria Costituzione sul dogma del debito, costruendosi lo spazio per una spesa colossale in armi. Cosa di difficile realizzazione per i Paesi fortemente indebitati.
E l’ipotesi del riarmo e della difesa condivisi, in assenza, come dicevo, di una Costituzione europea e in questo quadro dato, appare non solo poco appetibile ma anche poco credibile. Questo punto della mancanza di una Costituzione europea, senza la quale le decisioni su guerra e pace sono sottratte a cittadine e cittadini, viene tenuto incredibilmente in ombra. Ma è il punto dirimente tra democrazia e autocrazia, per altro militarizzata. Le “piazze europeiste” e le esibizioni televisive stanno sfuggendo a questi punti, che in realtà sono drammatici.
Va dunque ricostruita una discussione seria e democratica che non imbrogli sulle scelte e incalzi le difficoltà e le divisioni di tutto il quadro politico. Una discussione per una nuova Helsinki, che incroci una lotta a fondo contro ReArm per scelte di pace ma anche economiche e sociali diverse, è urgentissima. Questo testo proposto su Helsinki può dare un grande contributo.
Sarebbe quanto mai necessario che si corresse per realizzare quel tessuto democratico europeo che manca del tutto, nonostante i tentativi del Social forum europeo. Indubbiamente lo strangolamento del governo di Tsipras è stato un colpo mortale per i tentativi di costruire un’altra Europa, politicamente e socialmente incidente. E la guerra Ucraina ha ulteriormente visto il venir meno di un punto di vista pacifista, capace di contrastare i nuovi scontri nazionalistici di cui l’Unione europea si è fatta parte e non solutore. Ma l’esigenza è quella, e dunque ben vengano proposte come quelle per una nuova Helsinki.