
Lo sciopero delle lavoratrici e lavoratori Feltrinelli dello scorso 17 marzo rappresenta un momento storico, che resterà nella memoria della grande catena di librerie. Per trovarne un altro bisogna tornare indietro di diciassette anni; anche in quel caso il motivo scatenante l’iniziativa sindacale fu la rottura del tavolo per le trattative sul rinnovo del contratto integrativo aziendale (Cia).
Il rapporto tra l’azienda e le lavoratrici e i lavoratori si è sempre contraddistinto per essere molto particolare. Chi lavora in Feltrinelli conosce bene la storia che c’è dietro alla nascita delle prime librerie, sa bene chi sia stato il suo fondatore, e in generale sente che certi valori siano sempre vivi, pur se Feltrinelli è e resta un’azienda che mira al profitto. Esiste un rapporto che va oltre il classico antagonismo tra datore di lavoro e dipendente: è come se ognuno di noi avverta su di sé un pezzettino d’azienda e se ne senta responsabile.
Forse non sono in grado di spiegare perfettamente i motivi, ma credo che, se non si sia scioperato negli ultimi diciassette anni, pur avendo attraversato periodi particolarmente complessi, che hanno messo in discussione l’organizzazione del lavoro con scelte aziendali che abbiamo aspramente criticato, molto dipenda da questo sentire che alberga in tante lavoratrici e lavoratori.
Se non abbiamo contestato in passato scelte anche dolorose, come l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, è perché conoscevamo le difficoltà aziendali e davamo atto all’azienda di voler tutelare i posti di lavoro, oltre che il patrimonio aziendale. Esisteva nella dialettica sindacale la condivisione degli obiettivi, magari non sempre degli strumenti utilizzati, ma c’era il reciproco riconoscimento dei bisogni e delle necessità del momento.
Oggi la percezione si è molto modificata e questo ha determinato un’adesione massiccia allo sciopero, la più grande che si sia registrata nella storia di questa azienda: a Roma, Milano, Bologna, Napoli, Mestre, Bari, Perugia, Palermo e in molte altre città hanno protestato suscitando anche un forte interesse mediatico.
Le trattative per il rinnovo del Cia si sono aperte nel luglio scorso, con un contratto scaduto il 31 dicembre 2023, e dopo un avvio di trattativa promettente la situazione si è complicata. Negli ultimi quindici anni l’azienda è spesso ricorsa all’uso di ammortizzatori sociali. Siamo perfettamente consapevoli che si siano affrontati periodi molto complessi e responsabilmente la forza lavoro ha accettato di fare dei sacrifici per aiutare l’azienda e uscire da situazioni problematiche.
Cinque anni di contratti di solidarietà, la riduzione progressiva della forza lavoro, specialmente nella città di Roma, mediazioni portate avanti con i sindacati, con incentivi all’esodo, cassa integrazione aperta e richiusa diverse volte, spesso insistendo su specifiche zone del Paese, hanno contribuito a creare una nuova consapevolezza e l’idea che il sacrificio fosse necessario, perché per uscire da una situazione di emergenza tutti devono fare la propria parte.
Fortunatamente il periodo peggiore è passato e possiamo dire che oggi la situazione sia più rosea: non siamo noi a dirlo ma gli stessi vertici aziendali che, in interviste, hanno dichiarato risultati eccellenti per ricavi e risultato economico, sia per il 2023 che per il 2024.
A fronte di questo quadro economico ci è sembrato giusto, come delegazione sindacale, chiedere che nelle trattative fosse restituito alle lavoratrici e ai lavoratori un miglioramento delle condizioni normative e retributive, agendo su alcuni specifici istituti. La chiusura aziendale su alcune rivendicazioni ci ha spinti ad aprire lo stato di agitazione a dicembre, chiedendo alla direzione di Feltrinelli di ritornate al tavolo e di confrontarsi chiaramente sulle nostre richieste e sugli istituti da noi scelti.
Le nostre rivendicazioni sono chiare: abbiamo chiesto l’eliminazione del salario d’ingresso per i neoassunti (particolarmente gravoso), l’adeguamento del valore del buono pasto, l’adeguamento dell’indennità lavorativa per il lavoro domenicale, e di rivedere i parametri per il salario aziendale in considerazione del fatto che il premio, a livello di gruppo, non è mai stato pagato nemmeno a fronte di anni andati particolarmente bene.
Per noi questo confronto ha assunto una dimensione strategica: non ci sono in discussione solo le rivendicazioni contrattuali ma vogliamo continuare a sentirci librai, il vero valore della nostra azienda.
Questo sciopero ha mosso le nostre coscienze di lavoratrici e lavoratori proprio perché in discussione non c’è solo un contratto ma il futuro della nostra azienda, del nostro modo di lavorare e anche il valore della filiera del libro. Un contesto complesso, in cui i problemi dell’editoria e quelli del commercio si intrecciano in maniera forte e visibile. Se Feltrinelli non lo capirà, sarà un fatto grave per noi e per il nostro futuro.